
Caro Beppe, in attesa di una tua lettera, mi siedo "sul terzo gradino"
e provo a dare voce alle domande che tengono me e te sulla corda:
è sempre necessario obbligare i ragazzi "che di scuola non ne vogliono"?
Chi sono io che li obbligo?, io che decido il cosa e il come?
Cara Rosalba, (…) la lingua che parla la scuola non è più in sintonia
con la lingua madre dei ragazzi. Le cose a cui chiediamo di pensare
e che chiediamo di fare a scuola sono sempre più lontane da quelle
che i ragazzi pensano e fanno quando non sono a scuola. Eppure, proprio
per questa minor pertinenza nel contesto delle loro vite, la scuola
ha paradossalmente sempre più importanza.
È possibile insegnare
a chi non vuole imparare? Quali sono le difficoltà più grandi che
gli insegnanti incontrano nella pratica del loro lavoro?
A partire dalle loro quotidiana esperienza di insegnanti della scuola
secondaria di secondo grado, i due autori analizzano e approfondiscono
alcuni dei temi più dibattuti all'interno della scuola, senza perdere
mai di vista l'attenzione agli studenti.
Nel loro fitto scambio epistolare incontriamo tutto l'universo scuola:
i ragazzi con il loro mondo spesso impenetrabile, i progetti didattici
di due insegnanti che non vogliono rinunciare al rigore dell'insegnamento,
i momenti di sconforto, le gratificazioni.